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Bergamo Jazz 2012 (V.O.) 25 mars 2012
Bergamo, Italia, 18-25 marzo 2012

Jason Moran
La XXXIV edizione di Bergamo Jazz, ora sotto la direzione artistica di Enrico Rava dopo il triennio di Paolo Fresu, ha offerto dal 23 al 25 marzo un programma di elevata qualità. Distribuiti fra il Teatro Donizetti, l’Auditorium di Piazza della Libertà e il centro d’arte contemporanea GAMeC, gli eventi hanno evidenziato due linee tematiche fondamentali: il ruolo storico degli ottoni e aspetti diversi del pianismo contemporaneo. A queste si è aggiunto, limitatamente a due concerti, l’apporto della tradizione vocale di ambito mediterraneo.
In solitudine, l’inglese Oren Marshall conduce una ricerca approfondita sul suono della tuba, snaturandolo e rivelandone tutte le potenzialità, sia in esecuzioni che condensano le sperimentazioni dell’avanguardia europea e dell’ AACM, che in momenti ritmicamente e melodicamente accessibili.
La Pocket Brass Band di Ray Anderson, versione ridotta di una marching band, compie riferimenti alle polifonie di New Orleans e – grazie all’uso delle sordine – assume tinte ellingtoniane, alludendo poi spesso agli scoppiettanti intrecci della Brass Fantasy di Lester Bowie. Matt Perrine al sousaphone svolge un ruolo ritmico inesauribile integrando il lavoro di Eric McPherson (dr), oltre a dialogare nei frequenti call and response col trombone del leader e la tromba di Lew Soloff.
Il talentuoso Ambrose Akinmusire riassume il fuoco del giovane Armstrong, le intuizioni di Navarro e Brown, le innovazioni del primo Hubbard e del Davis maturo, e produce una sorprendente gamma di dinamiche e sfumature sui tempi lenti. Tuttavia, il quintetto (nonostante l’ottima ritmica di Harish Raghavan e Justin Brown) non si discosta da una versione aggiornata ed elegante di stilemi bop.
Nel progetto Mistico Mediterraneo Paolo Fresu, sostenuto dal bandoneón di Daniele Di Bonaventura, si confronta con lo stupefacente settetto vocale còrso A Filetta ed individua gli agganci utili per sviluppare melodie dall’architettura compiuta, arrampicandosi su scale modali ed incrociando perfino il blues attraverso le polifonie ed i bordoni del coro.
Una vocalità ben più monocorde e grossolana viene invece proposta dall’ispano-guineana Buika in un’improbabile mescolanza tra flamenco, canzone e jazz annacquato, in cui naufraga anche la maestria del batterista cubano Horacio "El Negro” Hernandez.
Nel piano solo Jason Moran esplora le radici: dallo stride di Fats Waller a una «Body And Soul» rivista dalle fondamenta; da un tocco ritmico che evoca Weston, Waldron, Jamal e Hill a una «Little Rootie Tootie» ricostruita su un loop ricavato dai passi di danza di Monk.
Forte della dialettica e dei cambi metrici operati da Larry Grenadier e Jeff Ballard, Brad Mehldau esamina un vasto repertorio: il bebop di «CTA» di Jimmy Heath; Cole Porter («I Concentrate On You»); la ballad, con la seducente «Where Do You Start» di Johnny Mandel; il modale di stampo jarrettiano; la bossa; «Great Day» di McCartney.
In trio con Thomas Morgan (cb) e Gerald Cleaver (dr), Craig Taborn azzera i ruoli del piano trio, trasformandolo in un’entità unica grazie ad una costante circolazione di impulsi ed idee. Il trio opera con attenzione maniacale alle dinamiche, giocate anche sul pianissimo, ed elabora cellule ritmiche e motiviche col frequente uso di iterazioni. Così facendo, costruisce un flusso di coscienza senza soluzione di continuità, con crescendo graduali, implacabili, oscillando tra atonalità, modalità e melodie asciutte ma incisive.
Nel quartetto Snakeoil di Tim Berne il piano di Matt Mitchell occupa un ruolo essenziale di cucitura del lavoro collettivo, basato su una scrittura accurata. Berne ha abolito la distinzione tra solisti e ritmica, riservando molto spazio alla batteria di Ches Smith ed imbastendo fitti intrecci tra alto e clarinetti (Oscar Noriega) in spirali vorticose articolate su poderose strutture ritmiche.
Infine, una citazione è d’obbligo per il 23enne contraltista Mattia Cigalini, nel cui infuocato fraseggio si colgono elementi desunti da Adderley, Watson, Garrett e Osby. La sua idea di rivisitare in chiave jazzistica hits di Jennifer Lopez, Shakira, Lady Gaga e Black Eyed Peas è tutt’altro che da buttar via. Come si suol dire, se son rose fioriranno.


Enzo Boddi
Photo © Luiano Rossetti